* Joshua Neumar *
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ARIA PRECARIA n.1

E vabbene, è un pò che mi sono nascosto dietro il dito e ho taciuto molte delle cose che mi sono successe negli ultimi tempi, vuoi perchè non ne ho avuto il tempo, vuoi perchè non ne ho avuto il coraggio.


La nostra esistenza è fatta di piccoli e grandi outing, altarini che si svelano, tabu che si abbattono con l'accetta come sequoie di Yellowstone. Tutto sta nel trovare la dose giusta di arguzia e leggerezza per affrontare le difficoltà che la vita ci dissemina sul nostro cammino come tante inopportune merdine di yorkshire senza farsi prendere dal panico o rifugiarsi in una sterile pletora di lamentazioni.

Ebbene, mi trovo in un limbo, un tunnel senza capo nè coda, imbottigliato nello scorrere lento e indolente delle auto intrappolate nel week end sulla Salerno-Reggio Calabria. Sono entrato a pieno titolo in quella vasta categoria di giovani laureati, magari anche con una onerosa specializzazione, che combattono ogni giorno in quella che si suole definire con un blando eufemismo precarietà occupazionale.


Ci vuole un bel pò di coraggio ad ammetterlo ma ora che ci sono riuscito me ne compiaccio davvero. Perchè non è facile riconoscere che lauree e master e voti stellari non servono ad un tubo, che il mercato lì fuori è una giungla dai mille tentacoli, e che la lunga strada verso uno stipendio remunerativo ed un lavoro sicuro è irta e spinosa come un pellegrinaggio a Santiago.

 

L'outing, dunque, è il primo step che bisogna affrontare per prendere coscienza e confidenza con la propria carriera sbilenca e sgangherata. Non c'è nulla di cui vergognarsi, tutt'altro.

 

Dunque, procediamo con ordine, e soffermiamoci brevemente a tracciare l'identikit del giovane precario medio.
Età minima: dai venticinque ai trent'anni. Anche se sono sempre più frequenti i casi di precari ultratrentenni, vuoi perchè hanno terminato tardi gli studi, vuoi perchè son sfigati, vuoi perchè hanno preferito crogiolarsi al sole prolungando un patetico stadio post-adolescenziale.
Laurea, anche con ottimi voti. Per lo più  lauree umanistiche, perchè cacchio, se nemmeno con una laurea in fisica termonucleare si riesce a batter chiodo, allora tanto vale fermarsi alla terza media e andare a raccogliere le castagne, Master o specializzazione post-laurea. Estrazione sociale: da medio-borghese in giù, dal momento che i vari GianPieroMaria e fighetti affinifi, figli di notabili dell'industria o di inossidabili principi del foro non hanno certo problemi di precariato, destinati come sono a proseguire sulle orme dei loro padri. Un'avviata vita sociale, nostalgia dei bei tempi andati dell'università, incapacità a trovare una forma di inquadramento e responsabilizzazione nella vita adulta.

 

I trend attuali in fatto di occupazione dimostrano che oggigiorno la precarietà è un fenomeno trasversale che accomuna tutti, dall'operaio metalmeccanico alla callista fino ad arrivare al dottorino fresco di laurea. Con una differenza, però, non da poco. Un garzone di un bar che porta cappuccini in ufficio, così come un carrozziere di una volgare autorimessa o una parrucchiera di periferia potranno, sì, essere in balia dei capricci della Legge Biagi ma di certo sono messi al riparo, chissà perchè, da un fenomeno crescente che è la vera piaga sociale che affligge la mia generazione: il lavoro gratuito.


Già perchè la precarità, è bene dirlo, ha diversi livelli di complessità, proprio come un videogioco. Ci sono i contratti a progetto, i contratti a tempo, di tre, sei mesi, un anno, o qualsiasi altra forma di dilazionamento, neanche lavorare fosse come pagare le rate del divano, fino ad arrivare alla forma più misera ed abominevole di impiego, il tirocinio, o stage, che dir si voglia. Se un estetista non vi spulcerà mai le sopracciglia a titolo gratuito, nè un idraulico vi sturerà i tubi del cesso gratis et amore dei, state pur certi che un giovane laureato sarà ben lieto di offrire la propria, professionale, opera senza ricevere compenso alcuno, o al massimo pochi spiccioli, se proprio gli va bene. E' uno stagista, dicono,come se la sola definizione giustificasse tutto.

 

E' il modo migliore per entrare nel mondo del lavoro, dicono.
Uno strumento essenziale per fare esperienza. Un elemento che non può mancare in ogni curriculum vitae che si rispetti. Il segreto del successo per fare il lavoro che si è sempre sognato di fare.
Sarà. Ma ai tempi della società feudale esisteva già una cosa simile, e rispondeva al nome di corvée ed era un tipo di tassa annuale che il colono deve pagare al signore feudale tramite prestazioni gratuite, solitamente giornate di lavoro, per la coltivazione delle terre. Ecco, ai giorni nostri, nessun giovane laureato si metterebbe mai a zappare la terra, ed io men che meno, ma di gente che lavora gratis se ne trova a frotte.

 

Cose che bisogna sapere dello stage, almeno secondo le mia immodesta esperienza.
Primo: che lo stage ha un termine, certo, come ogni cosa che Nostro Signore Iddio ha creato nei cieli e nella terra. Ma non è detto che alla fine dello stage corrisponda l'assunzione: può anche darsi che ci sia una proroga dello stage, proprio come le repliche degli show del circo Medrano durante le vacanze di Natale.
Se è vero che l'ospite dopo tre giorni puzza, come suggerisce il vecchio adagio sulle norme di buona condotta, lo stagista è sempre fresco ed odoroso e non lo si manda via. Certo, potrebbero anche congedarvi con una forma leggermente più costumata di uno squallido calcio in culo, ma a qualsiasi proprietario-padrone-imprenditore fa sempre comodo avere una manciata di giovinetti a basso costo, e non è poi così difficile trasmigrare da uno stage all'altro. Lo stage si rivela, dunque, come un vero e proprio atto di metempsicosi.

 

Secondo: lo stage consiste per lo più in una prestazione di lavoro gratuita, ma questo non vuol dire che non si  lavori affatto. Anzi. Il paradosso è proprio questo: si hanno tutti i benefit e gli svantaggi di un personale correttamente inserito nell'organigramma dell'azienda ospitante (ebbene sì, la terminologia usata è proprio questa, neanche si trattasse di una comunità di recupero per prostitute e poco di buono), con un piccolo, quasi impercettibile neo: che il 27 del mese non si muove foglia.

 

Terzo: talvolta lo stagista lavora anche più degli altri: diventa una sorta di schiavetto tutto fare del boss. E così finisce con l'essere il suo uomo ombra: durante le riunioni coi clienti, è quello che scrive al volo su microscopici foglietti le dritte giuste per far uscire il capo da una situazione imbarazzante; ne corregge i vuoti di memoria, sostiene le argomentazioni claudicanti, dissimula le sue crisi di astinenza dalla cocaina; gli porge un caffè con una mano e con l'altra ha già pronto una manciata di preventivi da firmare. Anima le riunioni di lavoro con osservazioni argute e non smette neanche per un pò di prendere appunti. E' carino coi clienti ed ha sempre pronte in tasca una manciata di monetine per sbancare la macchinetta del caffè e fare il gradasso offrendo a tutti. Sorride a tutte le battute, anche quelle più idiote e si aggira sempre umile e modesto tra le scartoffie. Talvolta può concedersi il lusso di schernire la donna delle pulizie, l'ultimo anello della catena di produzione. Con una differenza non da poco, però: persino la donna delle pulizie, che magari ha la terza media e non sa niente di Karl Popper, ha la sua brava remunerazione. Diciamoci la verità: chi potrebbe mai armarsi di spazzolone e pulire i cessi, così, aggratisse, senza la prospettiva di un guadagno giusto a fine mese?

 

(Continua)

 

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