* Joshua Neumar *
Joshua Neumar Home Biography Diary Work Photos E-mail Joshua Neumar Joshua Neumar
* Diary
*

guestbook

* *

ARIA PRECARIA n.4

Ci sono tanti piccoli trucchetti che un giovane neolaureato di belle speranze dovrebbe imparare e mettere rapidamente in pratica quando muove i suoi primi passi nel mondo del lavoro.
Per quanto i manuali di auto-aiuto insistano nell'imbottirvi il cervello di paroloni come spirito di gruppo, capacità di adattamento, dinamismo, c'è solo una cosa che può spalancarvi le porte di ogni ambiente lavorativo e che vi può tenere al riparo da ogni nube minacciosa di mobbing: gli spiccioli.


Non saranno mai sufficientemente esaurienti le parole che si possono spendere come encomio dell'utilità sociale delle monetine in una realtà tanto complessa quale l'azienda privata. Più precisamente, in un'azienda privata in cui l'unica forma di diletto e sollazzamento consiste in una ancestrale macchinetta destinata a fungere come centro ricreativo per ogni singolo reparto.

 

Una premessa è d'obbligo: io odio le macchinette per il caffè.
Perchè possono anche contenere un'intera piantagione brasiliana di caffè al loro interno, ma inevitabilmente ogni bevanda ha sempre lo stesso nauseabondo sapore. Che sia un cappuccino o un espresso o una cioccolatta calda, l'impressione di fondo è sempre quella di bere del Paraflù posticcio. Recenti studi hanno dimostrato che la milza lancia brontolii da cane lupo soltanto se provate a fiutare il bicchierino fumante che vi viene offerto con promettente rapidità dall'aggeggio.
E poi, chissà perchè l'immagine che mi balza puntualmente nella mente dopo aver sorseggiato un espresso alla modica cifra di 35 cents è quella di un cormorano del Kuwait impantanato nel catrame.

 

Per quanto sia sfruttato e malpagato, o financo costretto a prestazioni gratuite di lavoro oneroso, il giovane laureato non deve mai dimenticare una buona manciata di spiccioli per offrire a destra e manca caffè e cappuccini a chiunque ne faccia richiesta.
L'area intorno al prodigioso macchinario, di fatti, è il locus amoenus per eccellenza dove s'intessono i più pregiati fili di una carriera promettente, in cui si mescolano momenti di confidenza e momenti di solidarietà ed è possibile cogliere rari momenti di debolezza della varia umanità che vi gira intorno.


E poi, diciamoci la verità, bisogna pur trovare un qualche spunto positivo nell'essere sfruttati. Il tizio dell'amministrazione si aggira perplesso nei corridoi dimenandosi le tasche alla ricerca disperata di centesimi? Anticipatelo, e saziate il suo bisogno di caffeina senza pensarci due volte. Il capo è rimasto inspiegabilmente a corto di spicci e si chiede inquieto perchè la macchinetta rifiuta gli assegni? Siate furbi, e tirate fuori dalle vostre tasche le tanto odiate monetine. Magari sono tutto ciò che avete, ma possono esservi di grande aiuto.

La virtù essenziale per un giovane neolaureato è la pazienza.


Dovete armarvi di  cristiana rassegnazione proprio come un videomaker sciagurato che si è sperso nella steppa australiana e che per documentare con perizia scientifica la copula della Cacatua delle Molucche ne assimila a menadito abitudini e luoghi di frequentazione.

Ogni azienda è un crogiuolo umano di debolezze, vizi, segnali di schizofrenia. C'è il tizio che mugugna mentre prende appunti tra le sue scartoffie. C'è chi improvvisa tornei di Solitario nel segreto della propria stanza. C'è chi contratta per un abboccamento con qualche battona di poco conto nel parcheggio del Carrefour. Chi telefona a scrocco, e bisbiglia nel terrore d'essere scoperto la lista della spesa alla propria consorte. E poi, ancora: gente che si spinge a navigare oltre i limiti dell'osceno, sicuro di cancellare ogni traccia potando dalla cronologia cookies di siti lesbo scritti in rumeno. E gente, come me, che intrattiene veri e propri party esclusivi in quell'universo parallelo che risponde al nome di Messenger. Quello che non dicono i verbali e le documentazioni ufficiali, lo si può scoprire scovando tic nervosi in prossimità della macchinetta del caffè, abitudini bislacche alla toilette, spietate pulizie di primavera nell'apparato olfattivo quando si è sicuri di non essere visti.

E' in base a queste considerazioni che ho trasformato l'aria immediatamente prossima alla macchinetta del caffè in un vero e proprio luogo di appostamento in cui attendere con pazienza certosina l'arrivo della fauna e osservarne il comportamento.

 

E così, dopo mesi e mesi di attesa snervante, l'unica scoperta degna di nota è stato uno studio approfondito sul moto elicoidale della mano destra del mio boss quando si ravana i coglioni.
Il tutto comincia con un lieve punzecchiamento della zona interessata, tutt'un gioco tra indice e medio sulla falsariga di Jimy Hendrix alle prese col plettro e le sua famigerata chitarra. Segue un movimento rotatorio antiorario (prima fase) ed orario (seconda fase); il palmo della mano è disteso per intero e la posa è a metà tra una ballerina di Charleston e un gesto palesemente freudiano di rinnegamento della propria sessualità. Conclude un moto sempre circolatorio, in cui però la mano si fa cava e con la velocità di una talpa che scava un tunnel sotterraneo, va a stanare il pelo pubico probabilmente incastrato nell'elastico degli slip. O qualche  piattola  impunita.

 

Back to previous page

 

 

* *
*