VACANZA D'IDENTITA' parte terza
La mia permanenza in quel di Capri è stata lastricata da una cospicua serie di figure meschine e conseguenti, fallimentari tentativi di metter su una pezza per coprire i danni della mia mente bacata e deforme. A volte mi chiedo dove sia mai finito il mio raziocinio e perchè poi solo col senno di poi mi rendo conto di quanto sia gretto e sprovveduto.
Che gran bastardo, il senno di poi. A prescindere dal fatto che questa locuzione mi è sempre stata sui coglioni: non riesco a digerire gli avverbi di tempo sorretti da una preposizione semplice, è più forte di me. E poi sono sicuro che se si prova a registrare l'espressione "senno di poi" su un vecchio mangianastri e la sia ascolta al rovescio, si può distinguere nitidamente un'inquietante assonanza con la parola inculata. A che cacchio serve comprendere i propri errori quando ormai è troppo tardi e gli sbagli sono stati tutti già commessi con la stessa puntualità e precisione di un tiratore scelto che prende a bersaglio la sua preda? Quanto alla valenza altamente pedagogica delle esperienze vissute, anche quelle più negative, beh, ne riparleremo la prossima volta che farò le valigie alla volta di chissà quale meta al fianco di un completo sconosciuto che, pur con tutte le sue buone intenzioni, non può essere l'uomo della mia vita.
Comunque. Il locus amoenus in cui ho avuto la peggio è stata la spiaggia, come prevedibile. Mr. Wafer è sempre stato premuroso e affabile: vuoi dell'acqua, hai fame, metti la protezione, vuoi che ti spalmi la crema, attento che ti bruci. Fin qui tutto bene, riesco a mantenermi entro la mia solita, slabrata, soglia di tolleranza quando mi sento eccessivamente coccolato. I guai sono cominciati quando è arrivata la fatidica proposta: facciamo il bagno.
Passi che non riesco a deambulare in condizioni ottimali, figuriamoci inerpicandomi tra scogliere irte e ciottoli di mare scivolosi. Passi che il contrasto caldo torrido-ghiaccio dell'acqua mi stimoli in maniera indecente la vescica provocandomi un irresistibile impulso alla contaminazione. Passi che sia tristemente noto per la mie scarse qualità di nuotatore. Ma quando è troppo, è troppo.
Io incedevo incerto ancora nei pressi del bagnasciuga mentre Mr.Wafer era già al largo che si sbracciava con evidente soddisfazione alternando stili sempre più lambiccati di nuoto. Per un pò ho avuto la sensazione che deposto in qualche solco della sua massa muscolare vi fosse un qualche rudimentale forma di motore a elica.
Mi sorride da lontano e mi invita a raggiungerlo. Gli rispondo con un candido ciao della manina e poi torno a divincolarmi tra gli spruzzi dei bambini che si divertono coi loro materassini colorati, armati di rassicuranti braccioli ed occhialini. Cerco di farmi coraggio e così, alternando ora le mosse di una cagna in preda ad un colpo apoplettico, ora dimenando a casaccio braccia e piedi rischiando una manciata di infarti, arrivo ad una spanna da lui. Contengo il panico ed il fiatone ma non resisto e così mi attacco disperato ad una boa di fortuna con tutte le mie forze residue. Ho provato a proiettarmi dal di fuori per vedere che effetto faceva vedere un povero mentecatto avvinghiato ad una lercia boa che cerca di mantenere un contegno di apparente rilassamento mentre dentro di sè assiste indolente ad una isterica tempesta di nervi. E così che, rassegnato, sono tornato a sguazzare tra i poppanti lasciandolo al largo tutto solo.
Sono una specie di clown circense
che diverte il pubblico con le sue bislacche acrobazie. Un prestigiatore che non riesce a cavare fuori un coniglio obeso
dal suo cilindro ammuffito che sa di naftalina.
Oppure prendiamo quella volta in cui Mr.Wafer mi ha proposto di andare su una spiaggetta riservatissima nascosta dietro un promontorio roccioso. Allettato dall'idea di avere un minimo di intimità, accetto di buon grado e così ci avventuriamo felici al mattino di buon ora. Peccato che la spiaggia non fosse proprio riservata, e che, anzi, molti prima di noi si fossero già diretti verso il lido tanto ambito. E soprattutto, peccato che il mare mosso avesse progressivamente cancellato la spiaggia, trasformandola in una sorta di insenatura profonda tre metri tre, attaccata ai promontori rocciosi che definiscono l'isola. Un fiordo norvegese, praticamente.
Accedere alla spiaggia è stato un gioco da ragazzi. Per un palestrato, ovviamente, ma non per me. Bisognava scendere rapidamente dei gradini e balzare su uno scoglio iperscivoloso per poi saltare nuovamente ed approdare nella piccola insenatura dimenticata dall'ombra. Mr. Wafer compie la serie di manovre con uno scatto felino: olpà, un salto qui, un salto là, ed il gioco è fatto. Io rimango immobilizzato ed impaurito: bisogna saper coordinare i propri movimenti per far sì che non si venga travolti dalle onde alte del mare tempestoso: troppo complicato per uno come me che ha trascorso la propria esistenza a coordinare i congiuntivi o gli abbinamenti dei vestiti, piuttosto che i movimenti. E poi era davvero troppo difficile mantenere il controllo della situazione: gli infradito minacciavano la mia stabilità; il mio pantalone di lino nero aveva uno strascico troppo ostentato e dovevo tenermi gli orli altrimenti mi si rovinava tutto; e poi dovevo tenere a bada la mia favolosa shopping bag contenente il mio piccolo beauty da asporto, il mio libro estivo ed il cellulare.
E' stato inevitabile essere travolto dai flutti impietosi: completamente fradicio, mi sono catapultato sullo scoglio roccioso, ho rischiato più volte di picchiare la testa e morire come la contessa Vacca Agusta, e in più la mia shopping bag opportunamente riciclata come borsa da spiaggia è stata investita in pieno dall'acqua marina rovinando il mio libro ed il mio cellulare, che da quel giorno è completamente impazzito. Non ho osato fare alcun commento pubblico su questa triste vicenda di mancanza di coordinazione ed agilità ma dentro di me ho avvertito forte un senso di sconfitta e frustrazione. Come se non bastasse, in spiaggia c'era un casino di gente, il mio pareo era perennemente ricoperto dalla sabbia distrattamente sparsa dai passanti ed ho pure peccato una pallina sulla capoccia da parte di una coppia di bionde insulse che si ostinavano a giocare con quelle odiosissime racchette da spiaggia.
Sono una vecchia zitella
intollerante alle umane creature. Una signora d'altri tempi convinta
ancora di avere le sembianze di una pin up.
Il giorno seguente Mr. Wolf ha deciso di recuperare quota, forse perchè aveva notato la mia aria palesemente infastidita e irritata dallo stress da spiaggia. E così ha deciso di portarmi in un favoloso centro termale, uno di quegli impianti faraonici dove si possono fare massaggi in pantani dai poteri miracolosi, fare il bagno in una molteplicità di piscine di differenti temperature, inebriarsi con l'idromassaggio o all'ombra della vegetazione tipicamente mediterranea dell'isola, comodamente steso su un morbido lettino, senza lo stress dei bagnanti che starnazzano e giocano a pallone e mangiano frittatine di maccheroni.
Un'area del centro benessere è riservata ai nudisti e Mr. Wolf non ha voluto esimersi dal concedersi una giornata all'insegna delle chiappe al sole. Ed io non ho avuto scelta. Non ho mai avuto la ventura di fare nudismo, mai. Mi imbarazza il solo pensiero, in fondo sono un ragazzo pudico che non riesce a fare pipì se la porta del cesso non è chiusa ermeticamente, figuriamoci se sono in grado di mettere in mostra le mie grazie e andare in giro ignudo come un verme. Avrei potuto rifiutare, certo, e atteggiarmi come una modella che disdegna infastidita la copertina di Playboy ma non me la sono sentita. Ogni tanto bisogna accettare qualche compromesso, nella vita. E così ho provato l'ebbrezza della nudità pubblica per la prima volta nella mia vita.
Sono il colmo di me stesso. Quante volte mi sono messo a nudo senza essere nudo? E quante vole mi sono spogliato nudo senza mai essere realmente nudo?
Oddio, proprio nudità pubblica no, perchè avevo sempre un pareo di fortuna cinto in vita con la scusa di non volermi buscare una brutta scottatura nelle parti basse. Solo quando volevo fare un salto in piscina mi liberavo furtivamente del paramento per gettarmi in acqua nudo come mamma mi ha fatto. Che imbarazzo, che tristezza.
Il nudismo non fa per me. Chiamatemi burino, dite pure che sono un cafone disadattato, ma io proprio non riuscivo a sentirmi a mio agio: intorno a me, frotte di uomini e donne che mostravano indifferenti tette pendule e sacche scrotali afflosciate. Peli pubici brizzolati, cellulite, fighe depilate, pistolini barzotti che si ergevano al sole. Non riuscivo a staccare gli occhi dalle parti basse altrui, persino delle donne. Beh, in quel caso la mia curiosità era più che comprensibile visto che non ho mai visto così da vicino la Santa Bernarda.
Il nudismo non fa per me perchè non riesco a tenere a bada le mie erezioni. E' così rassicurante il boxer: puoi concederti tutti gli alzabandiera che vuoi, basta girarsi pancia sotto e trivellare la rena fino a raggiungere il petrolio a suon di nerchie toste. Ma quando si è nudi, al cospetto di tutti, come ci si comporta? Si arrossisce e si cerca di nascondere la propria virilità come fa una travestita prossima al cambiamento di sesso?
Mr Wafer, beato lui, è perfettamente a suo agio. Se ne va in giro ostentando le sue chiappe scolpite ed il suo ventre piatto, la sua dolce linea degli addominali bassi senza porsi problema alcuno. Dietro di lui, goffo, incerto, malandato, ci sono io. Sempre più convinto di voler scappare via col primo traghetto: no, proprio non ci sto a questo gioco al massacro, mi dico iracondo.
E così sono partito. Il traghetto si allontanava progressivamente dall'isola del sogno e più mi convincevo di aver fatto la cosa giusta. Ci sono una serie infinita di motivi per i quali Mr. Wafer non potrebbe essere mai l'uomo della mia vita, ma di certo ce n'è una che le supera tutte, ed è relativa ad un episodio svoltosi qualche giorno prima in spiaggia.
Sono io l'uomo della mia vita. Sono tutto quello che cerco e che desidero,
sono tutto ciò che può rendermi felice ed amato.
Mr. Wafer si stendeva l'olio solare al cocco che gli lucidava i muscoli dandogli un'aria artefatta a metà tra un wuber abbrustolito ed una saponetta del Body Shop. Io ero al suo fianco, sdraiato su un lettino e con il fiato sospeso per contenere la mia pancetta, che facevo finta di leggere. Sì, facevo finta: la presenza di un libro mi dava sicurezza. In fondo la cultura è sempre stata il mio rifugio nei momenti difficili della mia esistenza. Con la coda dell'occhio osservavo Mr. Wafer: bello, palestrato, avvolto in uno Speedo rosso sgambato. Ogni pretesto era buono per regalare occhiatacce ai bellimbusti di turno: ora al bagnino del lido, ora all'atleta irriducibile che fa jogging sul bagnasciuga, ora ai maschietti sodi e tonici che prendono il sole o salgono dal mare mentre le onde lambiscono sfacciate le loro grazie scoprendo un pò il pube o le chiappe. Non se ne faceva scappare uno e non esitava a fare commenti arditi coi suoi amici.
Non che fossi geloso, per carità. Ma è sicuramente poco chic esprimere commenti su quanto è bono questo e quanto è figo quest'altro in presenza di un figuro (nella fattispecie, il sottoscritto) che si sta frequentando e del quale si lodano in maniera smodata ed eccessiva la bellezza e la grazia e la dolcezza ed il sorriso e quant'altro (tutto tranne i muscoli, of course). Ho cercato di mantenere la calma e di ignorare questa sua tanto concitata passione per il corpo maschile ma poi, di fronte all'ennesima manifestazione di estatico rapimento al cospetto di una fascia di addominali bella che scolpita, non ho più retto. "Non te ne perdi uno, eh?" mi sono lasciato scappare sornione, già irritato dal pensiero di dover passare per la classica bertuccia gelosa ed acida. "Che vuoi dire?" "Beh, vedo che ogni occasione è buona per ammirare muscoli e ammirare stupito addominali e bicipiti e quant'altro.Credo proprio che a te i palestrati piacciano molto" Ovviamente il messaggio in codice legato ad una simile affermazione era: a te piace la carne soda, e al tuo fianco c'è un sacco di patate. "Oh ma non è come pensi. Io sono solo un esteta, mi piace il bello e non mi tiro indietro quando si tratta di guardarlo ed ammirarlo. I muscoli sono solo l' aspetto esteriore di una persona ma a me interessa scoprire come è fatta dentro: è lì che si nasconde la vera bellezza."
Sì, raccontala ad un altro, baby. Scusatemi, ma non sono affatto disposto a prendere lezioni di morale sulla fugacità della bellezza terrena da parte di un palestrato che si liscia i muscoli con l'olio al cocco. Sorrido mentre il traghetto si avvicina sempre di più al porto di Napoli: San Martino sorge imponente sulla città, le case, il lungomare, le colline di Capodimonte e Posillipo.
Mi soffermo incerto a pensare se mi sono liberato da un bugiardo cronico o se sono ancora incapace di concedere la mia fiducia ad un uomo.
Machissenefrega.
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