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CAPITOLO I

TECNICHE COGNITIVE: ANALISI COMPARATA DELL'ESTETICA FROCIA.

 

Sopravvivere oggi come oggi nel mondo dell'immagine e dell'apparenza vuol dire soprattutto cavalcare sempre l'onda del successo, sfiorare sempre le vette del glamour e tenere sempre sotto controllo i trends. Per questo il mio manuale di auto-aiuto non può non contemplare una serie di principi e riflessioni sulla moda e sull'apparire, insomma, tutto ciò che riguarda il mostrarsi agli altri. Ecco, io comincerei col parlarvi di un trend particolarmente importante che almeno nell'area partenopea risulta alquanto allarmante e che, sono sicuro, turba molti giovani anime gaie che mi leggono.

 
Come riconoscere un gay? Ovviamente, in un contesto non prettamente gaio. In fondo anche una cretina incompetente che d'un botto si trova nel mezzo della pista dell'Astoria a Londra circondato da un vortice turbinoso di giovani a torso nudo, una mezza idea che a costoro piaccia il piffero, diciamolo francamente, se la fa. Io mi riferisco a quelle situazioni in cui incrociate lo sguardo con un bel tipo, chennesò, in metropolitana o in mezzo al traffico o nelle vie del centro e vi piace. Vorreste tentare un approccio-beati voi che avete 'sto coraggio, io con gli approcci sono negato ed è per questo che ho assunto da anni un contegno principesco superiore ed altero e lascio che siano sempre gli altri a fare la prima mossa. Che poi mi bastino cinque minuti per starci e limonare, beh, sinceramente questo è un altro conto. Dunque, dicevo, vorreste tentare di catturare la sua attenzione E' un rischio. Il soggetto in questione potrebbe essere un esaltato di Fiamma Tricolore e linciarvi. O nel privato si potrebbe far chiamare Bubba il mago della saponetta e vi inchiappetta rudemente senza nemmeno presentarsi, come si conviene tra carcerati. Cazzi vostri. Il problema di cui voglio occuparmi è un altro. Supponiamo che il tizio di fronte a voi sia un tipo normale, né un nostalgico di Salò, né un avanzo di galera maniaco sventra-chiappe. Come fate a capire se il soggetto è gay? Mica potete iniziare la conversazione chiedendogli quale sia il suo brano preferito della Streisand o se ha visto Priscilla (oddio, anche questo sarebbe un approccio, ma vi ho già detto di essere negato negli approcci e poi, cacchio, un minimo di dignità. Non si può sempre rimanere nel circolo vizioso dei cliché della checca esaltata rimasta impantanata negli anni 70 peggio dei Cugini di Campagna).

  
Il problema è proprio questo. Oggi come oggi un gay non ha assolutamente nulla di diverso rispetto ad un etero. Basta camminare per le vie del centro e guardarsi intorno. Ovunque è un pullulare di maschietti lampadati con le ciglia rifatte freschi di pulizia del viso il giubbettino aderente la manicure la cinta griffata le scarpe iper trendy. Possono essere amanti della figa come grandi estimatori del fagiolo. Chi lo sa. A volte si farebbe prima a interrogare gli spiriti dell'aldilà e farsi guidare da loro usando le tavole ouija. Né tantomeno potete mettervi ad origliare i loro discorsi e vedere se per caso intonano "Caramelle non ne voglio più". Un tempo noi gay eravamo molto più diversi. Ora ci siamo amalgamati con la società al punto tale da non distinguerci più da essa. Certo, questo è sinonimo di integrazione. Benvenga, per carità. Ma può anche esserci confusione. Altra location. Siete alla Feltrinelli. Sapreste distinguere un intellettualino sinistroide con la sua giacchetta di velluto marrone e i suoi occhialini con la montatura sofisticata da una checca radical-chic abbigliata alla stessa maniera? Io ero convinto di sì. Peccato poi che più volte ho beccato delle fregature tremende. La questione, dunque, pare insoluta.

 
Come ci distinguiamo noi gay dagli altri? Dai gesti. Certo, chi più chi meno ognuno di noi schecca, inutile nascondersi dietro il dito e ignorare l'ovvio. Solo che anche tra gli etery (termine col quale indico un etero infrocito, o per meglio dire, con eventuali sfumature gaie) si è diffusa una certa sensibilità e affettazione nei modi. Certo, esistono ancora i maschioni rudi e incolti iscritti all'Usigrai o gli scaricatori di porto o i muratori giornalieri (indiscutibilmente maschi mentre ingurgitano le loro merende avvolte nei giornali) ma si tratta di categorie in pieno declino (e poi anche tra di loro c'è una consistente componente di etery, soprattutto tra le nuove generazioni). In che modo, allora, cercare di sopravvivere alla crisi del maschio che ci ha appiattiti tutti e ci ha resi tutti più froci? E' questo il nocciolo della questione. Dunque, cerchiamo di venirne a capo senza sconfinare in un caso patologico di antropologia umana applicata. Ecco, secondo me un modo per capire se il tizio che desiderate concupire è finocchio c'è.

 

REGOLA NUMERO UNO: i finocchi tossiscono in maniera più sonora, gli etero in maniera più cavernosa (poi dipende dal livello patologico di bronchite e di catarro accumulato); i finocchi possono talvolta tossire coprendosi la bocca col dorso della mano; un etero autentico mai. Sempre il pugno ben chiuso da vero lottatore hard.

 

REGOLA NUMERO DUE: i finocchi fumano con le dita drizzate come due antenne stile gesto della vittoria. La sigaretta è infilata nel vertice dell'angolo delle due dita. Quando portano la sigaretta alle labbra tendono a tenerle semichiuse ed aspirano. Un eterosessuale fuma con le dita piegate.La sigaretta è mantenuta all'altezza delle falangine e quando fumano non chiudono la bocca a cuoricino come certe lolite aspiranti divette pop.

 

REGOLA NUMERO TRE: i finocchi hanno raramente le mani in tasca per ovvie esigenze di gesticolazione, non come per gli etero che ogni scusa è buona per toccarsi gli zebedei, attributi irrinunciabili e simbolo di virilità.

 

REGOLA NUMERO QUATTRO: ci si può vestire allo stesso modo e imbellettarsi seguendo gli stessi criteri dettati dall'autorità impositiva delle leggi del fashion. Ma un gay griffato avrà sempre un portamento più contegnoso e un'andatura più altera. Perché se un gay è griffato dalla testa ai piedi gode sul serio, non fa una semplice opera di ostentazione (anche un po’ goffa) come un etero. E badate bene che certe sfumature apparentemente ineleggibili possono essere vere e proprie folgorazioni. 
Il tizio mostra in bella vista mutande CK? Se hanno l'elastico doppio è etero, se la striscia è più sottile è omo. Perché la striscia più sottile fa più chic ed è più classicamente gaia. Mostra una predilezione per i pezzi di guardaroba firmati Versace Cavalli e affini? Stategli lontano. Un vero gay griffato non veste i grandi nomi della moda, quelli oramai sono a portata di tutti. Meglio le nuove leve del glamour londinesi o belghe. Certo, restano gli inossdabili Dolce e Gabbana. Ma non arrendetevi. Il senso di onnipotenza che una frocia prova a sentirsi addosso un pezzo di couture dei due stilisti siculi è incommensurabilmente più grande e potente dello sfoggio pacchiano e imbranato di un etero.

 
Non vi basta? Okkei, vi do un ultimo suggerimento. A dire il vero, un po’ mi costa perché è un trucchetto che (credo) pochi altri sanno, o quanto meno, pochi ci avranno fatto caso. Se siete ancora confusi e trovate difficile decifrare l'orientamento sessuale del tipo che vi attizza peggio che interpretare un papiro egizio, guardategli le ginocchia. Sì, le ginocchia, e tutti gli arti inferiori. Un vero etero ha le coscette storte tipiche da giocatore di calcetto. Un gay, alleluia, no. Il calcio è davvero l'ultima frontiera dalla quale noi finocchi, grazie al cielo, siamo rimasti esclusi.

 

 

 

 

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