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CAPITOLO IV
COMING IN, COMING OUT, COMING UP!
Prima o poi arriva il momento in cui una frocia si stufa di mentire a se stessa e di essere costretta a cantare in playback le canzoni di Mina di fronte allo specchio, nel segreto del cesso di casa dalle mattonelle blu cobalto e gli armadietti bianchi, un asciugamano avvolto in testa a mò di parrucca, la spazzola che mammà usa per cotonarsi i capelli quando vuole risparmiare sul parrucchiere. Arriva il momento in cui si avverte l'esigenza di poter sculettare liberamente per casa mentre ci si prepara per l'ennesima serata mondana, di poter parlare liberamente al telefono di cazzi e di culi con l'amica del cuore senza il timore di un infiltrato curioso o delle cimici, di poter sbandierare al mondo intero il proprio stile di vita senza ricorrere ad artificiosi sotterfugi. Arriva il momento in cui non riuscite più a spiegare la copiosa quantità di creme e maschere di bellezza di cui vi insozzate il visino spacciandole per unguenti contro l'acne, in cui non riuscite più a nascondere la vostra collezione di parei da mare usati anche in pieno inverno, e provate un incontinente desiderio di spiegare i reali motivi che vi hanno spinto a non perdervi nemmeno un episodio di Dawson's Creek.
Eh sì, parlo proprio del 740, della vostra personale dichiarazione urbi et orbi del vizio di fabbrica, dell'auto-sputtanamento o del coming out, come dicono quelli che parlano bene.
Il coming out è davvero essenziale? Assolutamente no. Se volete vivere una vita insabbiando quello che veramente siete nemmeno foste un’arma di distruzione di massa. O se volete nascondere ai vostri cari quanto è figo il vostro ultimo amante o quanto sono chic i vostri costosissimi infradito targati DNK. Il coming out è un nodo al pettine che prima o poi verrà fuori. Non potrete mai continuare a mentire su quante belle gnocche vi siete portati a letto, quando sapete benissimo che il vostro tipo ideale ha addominali scolpiti e la terza gamba stile treppiede di altri tempi. Col passare del tempo è inevitabile che l’indice Pink-Jones, ovverosia il tasso di credibilità di una frocia che voglia passare per etero, si assottigli sempre più fino a sfiorare lo zero, proprio come le azioni di Wall Street nella famosa crisi del ’29. E più il vostro Pink-Jones si annulla, più risulterete ridicole e stupide agli occhi di chi volete che vi consideri un appassionato amante della Santa Bernarda. Ma prima di parlare di quello che è certamente uno dei passi più importanti dell'esistenza favolosa di ogni frocia che si rispetti, il vostro Manuale di auto-aiuto vi consiglia di fare un piccolo passo indietro. Guardatevi allo specchio (possibilmente togliete via l'asciugamano avvolto in testa e smettetela di fare le cretine col playback di Mina) e assicuratevi di ricevere una risposta affermativa alla (apparentemente) banale domanda: ma io accetto in pieno la mia frocità? E’ importante sapere, infatti, che il primo passo da fare prima di gridare al mondo intero la vostra attitudine a suonare il piffero è il coming-in, la piena accettazione di sè, la consapevolezza che vi piace agitare le chiappe mentre vi dimenate in discoteca e flirtrate di fronte a sconosciuti con occhi languidi, la spregiudicatezza che vi convinca che se per caso in strada vi imbattiate in un buzzurro che vi grida frocio vi girate con aria caparbia e rispondete "frocia, prego", tener presente l'eventualità di passare il resto della vostra vita a scheccare come ossesse se il Principe Azzurro smarrisce la retta via e tutto d'un botto preferisce andare a caccia di pernici piuttosto che venire da voi, e robine del genere. Perchè essere froci è davvero una bella ginnastica, alla faccia dei tanti cardinali che ci bollano come corrotti e contro natura, e non significa semplicemente sapersi mettere a novantagradi. Per quello ci sono già le donne, e sono pure troppe su questo pianeta. L'espletamento del coming in è una sorta di esame di coscienza che ogni frocia dovrebbe superare brillantemente per non essere confinata al rango infimo di omofobico interiorizzato, o come volgarmente si dice, di frocia repressa.
REGOLA NUMERO UNO DEL MANUALE DI AUTO-AIUTO DI JOSHUA SUL COMING OUT: come capire se siete delle frocie represse. Dunque, la frocia repressa solitamente ha un aspetto poco curato, volutamente, per quanto brami indossare quelle magliettine stretch che tanto ci fanno impazzire o scolpirsi le sopracciglia come la divina Marlene, o dimenarsi in pista come fan tutte. In genere si tiene ben lungi dai locali gay e modaioli, preferisce contatti virtuali in cui bolla con solenni epitaffi i cosiddetti frequentatori (neanche fossero ritrovi di cosche mafiose); se anch'egli frequentatore, si tiene quasi sempre in disparte dalla pista da ballo e se rimorchia qualcuno si guarda bene dal farsi vedere in giro. E' terribilmente e costantemente ossessionato dall'idea di essere sputtanato, per quanto oggi giorno le gogne non esistano più. Ha paura di tutti: del vicino come della portinaia come dell’edicolante. Non vi guarda mai negli occhi e vi tiene ore ed ore a farvi domande sul vostro coming out, spinto da una passione quasi morbosa, costringendo voi, già esperte del mondo, a tornare all'ABC dell'alfabeto gaio. E fidatevi, le frocie represse a letto non sono granchè: o sono frettolose e spasmodiche, oppure si lasciano davvero andare ma poi dopo si vergognano come miseri bruchi striscianti, sentendosi fortemente in disagio per aver ancora una volta infranto la loro (sospettatamente infondata) mascolinità virile. Ho una sola cosa da dirvi se vi identificate in questo quadro: vi do tutto il tempo che volete. Tanto prima o poi anche voi scioglierete le trecce. Una volta che abbiate appurato che non siete delle frocie incerte, e che avete una voglia matta di uscire dall'anonimato e di farvi illuminare da un fascio di luci rainbow, è bene ricordare che con il coming out si devono rispettare le stesse regole di quando si sale su aereo e ci si appresta a decollare: sistemare il seggiolino, allacciare le cinture, spegnere il cellulare e dare un occhio alle uscite d'emergenza, che in caso di tragedia (e qui mi riferisco a certi avanzi di realtà mesozoica che ancora persistono in quest'epoca di democrazia esportabile e di integralismi di vario genere) bisogna cercare di salvarsi il culo il prima possibile. Indi passo ad elencarvi alcune facili regolette.
REGOLA NUMERO DUE: I genitori sono delle talpe. Non siete stati bravi voi ad occultare le prove della vostre esuberante gaiezza, a mettere in salvo quantitativi industriali di bigliettini con numeri di telefono di maschi pronti a soddisfarvi, di condoms che sponsorizzano numeri hard con bonazzi che rispondono vogliosi, di pass di locali che mostrano irresistibili drag queen dalle folte chiome. Non siete stati abili a giustificare il fatto che ricevete quasi esclusivamente telefonate da voci maschili rimorchiate qualche ora prima e che spacciate per compagni di vecchia data o a inventarvi l’amica immaginaria dalla quale rimanere a dormire per potervela spassare tra le lenzuola di qualche bello straniero. Sono loro che hanno semplicemente ignorato di aver tirato su una frocia. Poco importa che vostra madre quando eravate dei poppanti si sia divertita a farvi le treccine o a farvi crescere i capelli lunghi per pettinarvi come bambole. E' vero che si è froci sin da piccini, e che nella vostre più o meno tormentata infanzia avete lasciato da brave come la compita Pollicina tanti piccoli segnali della vostra spiccata gaiezza: dal fiocco imbellettato a scuola, ai capelli sempre in ordine, alla vostra passione per le bambole (mediamente repressa), alle ore passate a giocare all'Incantevole Creamy. Ma questo i vostri genitori lo hanno rimosso, o semplicemente non ci hanno badato. Dunque non date per scontato che loro già sappiano, che già abbiano capito, che già abbiano subodorato. Siate pertanto delicati ma determinati nello spiegarvi.
REGOLA NUMERO TRE: Il coming out è un salto nel buio, può andarvi bene, come può andarvi male. Non tutti i genitori sono cresciuti in Scandinavia o in Olanda e si mostrano immediatamente aperti e tolleranti verso la vostra way of life. Ci sono quelli masochisti che non fanno altro che incolparsi e trovare un qualsivoglia puntiglio per rinfacciare a se stessi di aver sbagliato tutto, come se essere froci fosse un fallimento tributario o un pacchetto di bond Parmalat; ci sono quelli tragici che gli crolla il mondo addosso e vi implorano di smetterla con questo orripilante vizio, neanche essere froci fosse un gioco d’azzardo. Ci sono quelli cattolico-superstiziosi che vorrebbero esorcizzarvi perchè temono che siate vittima di un qualche sacrilego incantesimo. Ci sono quelli che vi intimano di farvi vedere da uno strizzacervelli, come se Freud non avesse mai aperto bocca sulla faccenda, illusi che la vostra frocità sia legata ad una rotella mancante o a qualche esperimento antropologico andato a male. Nulla contro gli strizzacervelli, in fondo credo che ogni frocia dovrebbe recarvisi, ma non certo per mendicare fallaci medicamenti per guarire dal vizietto. Stento ad ammetterlo, ci sono ancora genitori che cacciano i figli di casa neanche fossero il Padreterno in terra che scaccia dal paradiso terrestre le sue creature. Bisogna essere pronti a tutto, perchè una volta che si è fatto il solenne passo, tornare indietro non si può mica. A meno che non vogliate vivere una infelice esistenza con una famiglia fintamente felice. E’ consigliabile, pertanto, preparare un piccolo fagotto con tutti i vostri trucchi e le vostre cremine, casomai la cosa, come dire, prendesse una piega sul tragico andante.
REGOLA NUMERO QUATTRO: Il coming out è come il Processo di Norimberga. Tante domande, tante lingue diverse che si accavallano. Ed è davvero facile non capirsi. Non esiste una tecnica univoca per comunicare il vostro frocio-pensiero sulla vita. Potete passare a spremervi le meningi fino a farvi venire le rughe, ma credo che non esista alcun altro modo per cominciare il discorso se non la frase composta dalle seguenti, magiche, paroline: "mamma, papà, sono gay". Sì, è meglio evitare la parola omosessuale, in fondo fa ribrezzo anche ad una frocia integralista come me, e poi fa tanto ospedale psichiatrico. Certo, potreste introdurre il discorso con la favoletta delle fatine bionde, una specie di leggenda simile alla storia dei cavolfiori che si usa coi bambini per spiegare come si viene al mondo senza dire che si è figli di una scopata. Ecco, la storia narra di un gruppo di fatine errabonde per i boschi che rapiscono giovani piccini e sprigionano loro la sfavillante essenza del biondo, quella che rende favolosi e scintillanti e vi destina ad un'esistenza di strabordante gaiezza, una sorta di ormone frocio che vi stimola la vocazione e che sin dai primi giorni della vita vi fa esprimere con solenni gridolini di stupore, vi fa odiare il calcio e le ginocchia sbucciate e che sviluppa in maniera copiosa un feroce attaccamento alla femminilità e alle canzoni di Gloria Gaynor. Pare che ogni frocio sia stato contagiato da questo cazzo di ormone, e che custodisca all'interno della sua anima la quintessenza di una di queste di fatine bionde della favolosità. Beh, non so che effetto faccia ai vostri genitori una storiella del genere. Magari vi ordinano il ricovero in una qualche clinica svizzera, o apprezzeranno la vostra fervida fantasia. In ogni caso, mettetevelo bene nella zucca: è della vostra vita che si tratta, e non ci si può certo difendere bene se non si hanno le idee chiare. Se non sapete cosa dire, se non avete la benchè minima idea di cosa rispondere quando vi sarà detto che ciò che fate è contro natura, tacete e non fate le cretine, che è meglio. Certo, ci sono anche i genitori cosiddetti moderni, quelli che incassano il colpo con noncuranza e che tutto d'un botto divengono il manifesto dell'apertura mentale. Anche questi sono da temere: perchè prima o poi cominciano a spaccarvi i coglioni con insistenti domande sulla vostra vita sentimentale e non so proprio come possiate riuscire a spiegare che non avete una relazione fissa ma che vi piace volare di fiore in fiore, come si conviene ad una frocia dabbene. Oppure ci sono quelli che rimuovono tutto, e che preferiscono fare finta di nulla di fronte alle vostre solenni dichiarazioni. Ecco, questa è una delle reazioni peggiori, perchè non vi dà certezza alcuna di essere stati completamente capiti. E chissà che non vi somministrino delle pillole anti-frocità nella tazza dei cereali ogni mattino.
REGOLA NUMERO CINQUE: Una volta enucleata la fatidica frase, comincia il vero gioco. A prescindere dalla reazione dei vostri cari genitori, dovete concentrare ogni singolo istante della vostra vita a dimostrare loro che essere froci non è l'equivalente di avere un pesante handicap, che non c'è nulla che non funzioni nel vostro organismo o nel vostro cervelletto (beh, a parte la fatina della favolosità). Dovete convincerli che essere froci è la cosa più normale che esista a questo mondo, che non significa per forza andare in giro a farsi assoldare da vecchi bavosi disposti a pagarvi per vedere come vi smanettate l'arnese o fare la tragica fine di un eroe pasoliniano. Essere froci di certo non vi impedirà di laurearvi, di trovare un lavoro e fare un fottio di soldi, di vivere in una casa meravigliosa e di assistere i vostri cari nella vecchiaia quando il Governo avrà definitivamente abolito ogni forma di pensionamento. Anche se vi piace indossare un boa di struzzo, anche se passerete i week end in affollate balere strabordanti di maschi lucidi di olio, anche se la vostra principale preoccupazione al momento è quella di trovare un’adeguata crema auto-abbronzante che non vi lasci orrende macchie sulla pelle.
Infine, ricordate che dopo il coming in, e dopo il coming out, inizia la parte più complessa: il coming up: uscite fuori e fregatevene di quello che pensa la gente. Siate indifferenti agli slanci di odio missino, giudicate pure come infimi i nostalgici puritani o i misofroci di ogni pasta e fazione che vi bollano come corruttori del mondo, spernacchiate liberamente i vari vice premier che non vi vogliono fare insegnare nelle scuole o le isteriche nipotine del Duce pettinate come un mocio vileda o i vari gerarchi talebani della Santa Sede che fanno incetta di condanne e scomuniche. Il mondo può essere vostro e loro non lo sanno. Forse perchè da piccini anzichè essere rapiti dalle fatine della favolosità sono stati vittima dell'incantesimo del perfido Mago Scagazzo. Lascio a voi intuire cosa abbia loro somministrato in sostituzione dell'ormone della gaia esuberanza.
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