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Home > Work > ESTETICA DEL REALITY (11/10/05)
ESTETICA DEL REALITY
(da gay.tv REALITY SCIO' dell' 11/10/04)
Lasciate che mi gongoli un pochino su considerazioni di natura squisitamente filosofica (proprio io, che filosofo non sono) per introdurre un nuovo spunto di riflessione sui tanti reality sciò che infestano il palinsesto televisivo peggio delle sette piaghe d'Egitto. Il reality è davero una forma d'arte? Sembrerebbe di sì: e paradossalmente, il primo uomo a creare il concetto di reality sciò, pur avendo vissuti secoli e secoli orsono, prima che venisse creata l'Aran Endemol, è nientemeno che Platone. Ebbene: come voi tutti saprete, Platone concepisce l'arte come imitazione, nel senso di riproduzione del reale: e più essa si avvicina alla realtà empirica, egli sostiene, più può definirsi arte.
Devo dedurre, dunque, che se il sommo filosofo fosse presente a noi, avrebbe di certo acclamato come sublime forme artistiche le vicende degli inquilini della Casa così come le sventure dei poveracci sull'Isola e quant'altro. Ma se, dunque, il reality è una forma d'arte, attraverso quali categorie estetiche può essere analizzato e valutato? Per questo motivo ho trascorso due giorni interi nella convinzione di essere un fine esteta, e con un sovrumano sforzo intellettivo, ho provato a mettere in pratica il mio giudizio estetico e a cercare di riconoscere criticamente il bello artistico come si conviene dinanzi ad una qualsivoglia forma d'arte. Risultato: un'indigestione di televisione, labirintite, crisi di identità e una manciata di paranoie acute.
Tuttavia, mi ritengo più che soddisfatto del mio lavoro e sono riuscito ad individuare almeno 2 fondamentali categorie estetiche che cadono a fagiolo sul mondo dei reality. La prima è il gusto per il grottesco-orrido, la ricerca di forme esasperate di sadismo bieco e malvagio. Più è sviluppato il senso di punizione, più il concorrente soffre, più il pubblico gode. E' lo stesso, perverso meccanismo degli antichi spettacoli delle arene ai tempi dell'Antica Roma. E così il passo dal reality al perversity sciò è breve. La logica malvagia degli ascolti prende il sopravvento e tutto comincia ad essere l'ingrediente adatto per la brodaglia riscaldata in nome del Dio Share. Perverso diventa il gioco dei commenti, l'indovina chi è finocchia, l'indovina la coppia che scoppia. Perverso è osservare dal buco della serratura i baci di Alessandro e Catrina che promettono scintille (ma quali scintille, se non una qualche strusciatina e qualche rapporto improprio nel cesso lontano dalle telecamere), mentre il pensiero si rivolge alla sventurata fidanzata rimasta a casa a vedere crescersi le corna (ma questa poveraccia, quante sedute di psicanalisi si dovrà sorbire per venirne fuori? ). Perversa l'intervista al povero Francesco, che appena uscito dalla casa ha capito che sua moglie Giulia "ha rotto l'equilibrio" e non sa se amarlo ancora. Perversa la logica di sottoporre i peggiori della prova settimanale alle più turpi e nefande pratiche pulp: bestie, fango, olezzi, e perchè no, torture medievali.
La seconda categoria estetica è quella dell'infiacchimento del ruolo maschile all'interno del reality. Passivi i maschi dell'isola, additati senza pietà da una Simo in versione Mozzafiato Mahoney; passivo Kabir Bedi, che al posto del cervello ha un criceto che arranca annoiato nella ruota. Passivo Schillaci, caduto in un bruto impiccio di gelosia a causa della materna Patrizia Pellegrino (ma quella sfitinzia con la cofana in studio chi era, la tipa che gli dà lezioni di italiano?). Passivo Paolo Calissano, eroe sempiterno delle fiction, che ha recitato (male, come suo solito) la parte del concorrente dolorante, falso come il suo diploma all' Actor Studio (in realtà trattasi di una qualifica della scuola radio-elettra di Torino).
All'infiacchimento maschile corrisponde la spregiudicata emancipazione femminile. A cominciare da quella Ana Laura Ribas, un mastino brasiliano da presa, culo flaccido ed una carriera mai folgorante da rilanciare. A proposito della Ribas, io non me ne intendo granchè di tette, né sono un fanatico del settore, eppure c'è qualcosa che non va nel suo decolté: la tetta sinistra le cala ed ha la forma di una mozzarella di Mondragone un pò stantia. Irresistibile Antonella Elia, che è sempre stata nel mio cuore sin dai tempi in cui conduceva il famigerato gioco del sette e mezzo a Non è la Rai. Senza di lei quest'edizione non avrebbe la giusta dose di pepe. Complimentoni anche alla sua splendida forma fisica. Glieli dareste mai quarant'anni?
L'isola ha però perso una gran donna, ma che dico donna, un mezzobusto, un autentico culo cellulitico, la pletorica Rosanna Cancellieri. Che Iddio l'abbia in gloria. Lasciatela tornare ai suoi imperdibili servizi dalle sfilate parigine, restituitele le sue camicette sgargianti, fatela tornare dal suo visagista e soprattutto, trovatele qualcuno che torni a cotonarla, 'ché la Cancellieri senza cocco cotonato è come una barca senza le vele. Per una diva che va via, una nuova diva approda ai lidi di Santo Domingo: Carmen Di Pietro. Ho come il sentore che ne vedremo davvero delle belle.
Ma più che l'isola o la casa del GF, il vero reality sciò del momento sono i dibattiti tra Bush e Kerry trasmessi in diretta tutta la notte da un solerte TG5: i due sfidanti si sono battuti nel rispondere a braccio ad una serie di domande enunciate da tristi ominidi vestiti Postalmarket. A parte il fatto che non ci ho capito una mazza, colpa dei traduttori simultanei che parlano come 45 giri a rilento, sono rimasto estasiato dalla sublime visione dell'impettito inviato a San Louis, Luca Rigoni. Un uomo, una fila di lato. Sarà l'emozione, sarà la pressione delle imminenti elezioni americane, c'è un dubbio che mi ha attanagliato tutta la notte: il poverino o era strozzato dalla sua Regimental che gli stava troppo stretta, o ha assoldato una qualche fluffer sudamericana che lo sollazzava laddove la telecamera non lo riprendeva, giusto per schiacchiare il tedio di una inutile (e insopportabilmente filo-americana) diretta televisiva. Ci vuole arte anche per fare (e farsi fare) certe cose.
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