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* * Home > Work > LA VITTORIA DELLA VECCHIA (28/02/05)

LA VITTORIA DELLA VECCHIA

Noi orfani di Diana, attoniti davanti all`annunciato matrimonio tra Camilla e Carlo. La spietata analisi di Joshua Neumar.

(da www.gay.tv del 28/02/05 e CLUBBING di MARZO 2005)

 

Non venite a raccontarmi che il matrimonio tra Carlo d'Inghilterra e Camilla Parker Bowles è il lieto fine della favola che noi tutti aspettavamo. La loro storia è, in realtà, un triste affare bizzarro che si è protratto nel tempo a suon di intrighi, colpi di scena, confessioni peccaminose, terribili tragedie, triangoli, quadrangoli, chiacchiere e tradimenti. Camilla vede realizzato il suo piano diabolico: portare all'altare il suo amato principe, con il rischio concreto di diventare regina. E così la brutta vipera, stagionata e sgraziata, ha avuto la meglio sulla bella principessa infelice, che certo non era uno stinco di santo, capricciosa, mondana, eppur vessata e maltrattata da un uomo burbero e scostante che in segreto non ha mai smesso di amare la vecchia.


Carlo e Camilla si conobbero 34 anni fa e da quel momento non hanno mai più smesso di amarsi. Camilla ha sempre rappresentato per Carlo il modello ideale di donna: sciatta, certo, ma con un ottimo sense of humor, la passione per i cavalli e la caccia, la vita di campagna e la musica classica. Ottima consigliera, complice ed amante prodigiosa, fu lei a indirizzarlo al matrimonio con Diana (perché bella, vergine e in grado di dargli degli eredi) e a restargli vicino nonostante la presenza della più bella e più famosa principessa di cuori. Poi, morta Diana, Camilla, che evidentemente porta sfiga peggio di una canzone cantata al piano da Elthon John, ha cominciato la propria lenta e inesorabile escalation: un vero sdoganamento, prima dal ruolo di amante di troppo e megera, poi dall’inopportuna parte di amante, compagna ed ora come futura moglie di Carlo.

 

Non esistono due modelli di donne più distanti ed antitetici: Diana era classe e feste mondane, abiti firmati dai più grandi stilisti, grazia e tormento (non se n'è fatta mancare nessuna: bulimia, anoressia, depressione e svariati tentativi di suicidio), impegno sociale a favore dei più deboli, foto e scandali sui più accreditati gossip magazine, icona e promotrice di un nuovo lifestyle di donna emancipata, che vuole essere diva nonostante la sua prigione dorata.

Camilla è tutta goffaggine, capelli di stoppa per sturare il tubo del lavabo, cavalli da strigliare, campagna, scarpe basse riposanti, panciera stringente, umido della brughiera e riserve di caccia. Gioiscano tutte le bruttine stagionate, che si vedono riconosciuto il sacrosanto diritto di avere la meglio sulle belle e perfettine. Esultino anche le tante scippamarito globali, che da anni lottano per legittimare relazioni condotte per anni all’ombra.


Ma che sarà di noi? Noi, che siamo cresciuti col mito del matrimonio da favola e che abbiamo pianto al funerale mediatico di Lady D? Noi, che abbiamo sofferto con lei quando si è mostrata senza filtro alcuno nelle sue clamorose interviste televisive. Noi, che sognavamo per lei un futuro roseo al fianco di un qualche petroliere arabo, o una guardia del corpo, o un ammiraglio della marina, o, insomma, qualcuno che le facesse vedere come si deve amare una donna come lei?

 

No, non ci sono più le favole di una volta. Camilla avrà vinto la sua battaglia per prendersi quel carciofo di Carlo ma no, non ce la farà mai a farci dimenticare Diana Spencer.


E a noi orfani della principessa più frociarola della storia, non resta che una magra consolazione: anziché essere il suo tampax,  come riportarono i tabloid inglesi qualche tempo fa dopo aver messo maleducatamente il becco nelle loro telefonate hard, con l’età che avanza, e la menopausa evidentemente consolidata, Carlo dovrà al massimo accontentarsi di essere il pannolone di Camilla.

 

 

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